Alluvione. Chieda scusa chi non ha fatto manutenzione

Alluvione. Chieda scusa chi non ha fatto manutenzione

“Vedere un sindaco, come quello di Ravenna Michele De Pascale, andare a una manifestazione di partito per fare campagna elettorale sulla pelle di cittadini alluvionati è quantomeno di cattivo gusto. Peraltro, la manifestazione in questione è avvenuta a Lugo, città alluvionata come Ravenna con acqua arrivata da esondazione avvenute a chilometri di distanza. Il sindaco De Pascale assieme al suo collega di Lugo, Davide Ranalli, dovrebbero esordire chiedendo scusa. Scusa alla cittadinanza per avere detto il giorno prima che la città non si sarebbe alluvionata, di stare tranquilli, mentre la mattina dopo la gente si è svegliata con l’acqua in casa. Scusa per non avere saputo neanche la direzione dei canali che percorrono il territorio comunale. Scusa per aver impedito alle persone di salvare il salvabile. Se la cittadinanza fosse stata avvisata, oggi l’entità dei danni sui beni mobili sarebbe decisamente inferiore”. Così in una nota la senatrice romagnola di Fratelli d’Italia Marta Farolfi. “Se negli anni – prosegue – fosse stata fatta manutenzione del territorio, il danno sarebbe stato inferiore. Questo lo sanno e per sfuggire alle loro pesantissime responsabilità distolgono l’attenzione e urlano contro il Governo, nonostante in tempi record abbia stanziato somme importantissime. Sarebbe il caso – osserva la parlamentare di FdI – qualora avesse delle critiche da fare, di rivolgersi al suo collega di partito Bonaccini, prima che questi scappi in Europa. È infatti di competenza regionale la piattaforma Sfinge, tramite la quale si richiedono i rimborsi dei danni. Ricordo che il sindaco De Pascale ha a disposizione fra comune e provincia circa 40 milioni di euro aggiudicati fra somme urgenze e danni infrastrutturali, ma sono stati presentati progetti per meno di 2 milioni di euro. In conclusione – chiosa la Farolfi – invitiamo coloro che hanno sempre il ditino puntato, ma hanno responsabilità enormi, ad avere un minimo di decenza”.

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