Azerbaigian, senza giustizia non c’è pace

Azerbaigian, senza giustizia non c’è pace

In occasione del 32esimo anno della strage compiuta il 26 febbraio 1992 a Khojaly, in Azerbaigian, si è tenuta la conferenza “Giustizia per Khojali: la via per la pace, il riconoscimento delle responsabilità come base per la riconciliazione”, organizzata dal Sen. Marco Scurria, con la partecipazione del Sen. Giulio Terzi, il professore Natalino Ronzitti, il presidente della FIDU Antonio Stango, e l’ambasciatore dell’Azerbaigian in Italia Rashad Aslamov. Nel suo intervento, Giulio Terzi (FdI) ha evidenziato come senza giustizia non vi sia mai pace definitiva e occorra perciò agire nelle forme più efficaci previste dal diritto internazionale. “Deve esservi piena certezza della sanzione per chi si rende responsabile di gravi crimini internazionali. L’impunità non deve mai prevalere solo perché i più orrendi crimini contro l’umanità sono coperti dal potere di autocrati potentissimi, corrotti e armati fino ai denti,” ha detto Terzi, aggiungendo che “la fine dell’URSS ha posto l’Azerbaigian al centro geopolitico della regione caucasica con importantissime partnership strategiche. Non casualmente si terrà a Baku la prossima COP29”. Terzi ha quindi sottolineato l’importanza della giustizia internazionale con un riferimento particolare alla Corte penale internazionale che, nonostante non possa indagare sui crimini di Khojaly perché non agisce retroattivamente, essa costituisce sempre più un quadro di enorme rilevanza di diritto internazionale che, attraverso l’estensione della giurisdizione universale a un sempre più grande numero di Stati parte, assume carattere consuetudinario. Ciò può permettere alle vittime di Khojaly di avere giustizia tramite un giusto risarcimento per reati che come tali non possono essere prescritti. “Come sosteneva un grande giurista – ha concluso Terzi – mancato lo scorso 2 gennaio, Ezechia Paolo Reale, ‘restringere il campo dell’impunità è l’obiettivo per giungere ad una ‘giurisdizione universale’ basata su Stato di Diritto e diritti umani’. È questa necessità che ha portato la Conferenza di Lubiana, nel maggio 2023, ad approvare un trattato in materia di cooperazione giudiziaria nei casi di genocidio, crimini contro l’umanità e di guerra. La Convenzione, ad oggi, è firmata da 33 Stati, di cui 17 membri dell’UE, e contribuirà anch’essa alla possibilità di affrontare il tema dei crimini di Khojaly.

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