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Migranti: l’Italia fa un lavoro eroico per salvare le persone

Migranti: l’Italia fa un lavoro eroico per salvare le persone
“L’articolo del 26 gennaio scorso su Il Fatto Quotidiano “Migranti in Albania, commissario Onu per i diritti umani al Senato: ‘Accordi che evadono questioni importanti e non funzionano'” sull’audizione dell’Alto Commissario Onu per i diritti umani, Volker Turk, presso la Commissione Straordinaria per la Tutela e Promozione dei Diritti Umani del Senato, riportava alcune dichiarazioni del Commissario facendo però economia di quanto detto dallo stesso Turk in merito al tema dell’immigrazione toccato nel corso dell’audizione. In particolare, Turk ha così risposto a una mia precisazione rispetto a quanto accennato in un primo tempo sull’accordo sull’immigrazione tra Italia e Albania: “Voglio dire in tutta franchezza che ho seguito anche in precedenza quello che succedeva in tutto il mondo sull’immigrazione e ho sempre ammirato l’Italia e ciò che ha fatto, anche con la Guardia Costiera. L’Italia fa un lavoro eroico per salvare le persone, le vite e questo non soltanto nel settore governativo ma anche le ONG. Ho visto quanto è difficile tutto questo. Ho sempre sperato e sono sempre stato molto chiaro su questo che l’Europa possa unirsi in solidarietà. Solidarietà che non sempre si è materializzata. Mi sarebbe piaciuto vederne di più. Credo che il dibattito sull’immigrazione e i rifugiati sia complesso e spero che potremo discutere delle soluzioni che possono guardare a tutta la gamma disponibile. Perciò è importante investire nei diritti umani. L’investimento nei diritti umani è il migliore impegno di prevenzione, perché se non affrontiamo la questione dei diritti umani alla fonte ne pagheremo le conseguenze. Più riusciamo a fare sui diritti umani, più portiamo all’attenzione le difficoltà esistenti in tutto il mondo e più potremo affrontare le cause profonde dei conflitti, delle persecuzioni, dello spostamento delle persone. Ciò che vorrei è che in questo dibattito si torni ai fatti, alle prove, togliendo in qualche modo le emozioni forti. E’ un tema molto emozionale e vorrei tornare ad un dibattito focalizzato sui fatti, che parta dai fatti e che ci spinga a trovare nuove soluzioni. Non c’è dubbio che la tratta di esseri umani sia un flagello, non c’è dubbio che le organizzazioni criminali ne beneficiano. A volte però – e questo è il pericolo che ho visto in tante situazioni – esiste una reazione eccessiva da parte dello Stato. Dobbiamo essere molto attenti all’eccesso di reazione (outreach) perché si può finire per criminalizzare l’assistenza umanitaria per esempio. Dalla nostra prospettiva l’assistenza umanitaria non fa parte delle attività criminali perché c’è un’organizzazione criminale che sfrutta le persone vulnerabili e ne beneficia economicamente e poi ci sono persone che invece cercano di sostenere queste persone vulnerabili. Bisogna quindi continuare a fare questa distinzione.” Come vediamo, il Commissario Turk, non ha stigmatizzato gli accordi raggiunti con Tirana e ha semmai sottolineato il rischio di non distinguere tra assistenza sanitaria e organizzazione criminale. Si tratta però di un rischio sul quale l’Italia ha sviluppato una conoscenza e un’esperienza importante, come confermato dal Commissario stesso nel parlare di “lavoro eroico per salvare le persone” contrastando al contempo il traffico di esseri umani.
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