Riforme: FdI, serve Risorgimento non ci arrendiamo al declino

Riforme: FdI, serve Risorgimento non ci arrendiamo al declino

“Infrastrutture, riforme e sfide per l’indipendenza italiana nel quadro europeo. Fratelli d’Italia non si rassegna al declino e guarda al Risorgimento italiano all’interno della cornice europea. Per il benessere dei cittadini e delle imprese”. Così il senatore di Fratelli d’Italia Massimo Ruspandini aprendo il tavolo ‘Indipendenza nazionale, garanzia di benessere’ nella seconda giornata della conferenza programmatica di FdI a Milano.
“Le criticità italiane – ha aggiunto il deputato europeo di FdI Giuseppe Milazzo – vanno viste in rapporto all’Europa. La visione di Fratelli d’Italia è confederale e si oppone a quella centralista che vuole una regola uguale per tutti che in realtà crea disuguaglianze. L’Europa sarà veramente unita quando valorizzeremo la diversità per rafforzare le economie. FdI pone l’accento sull’autonomia che l’Italia in questo quadro dovrebbe avere: il Pnrr che abbiamo pensato era un mondo fa e cozza con le emergenze del Paese, occorre invece rimodularlo sul nuovo scenario”. La sfida per il nuovo Risorgimento invocato da FdI passa dalle riforme amministrative: “ci vuole un’amministrazione che sia all’altezza di quella europea – ha rilevato il dirigente della presidenza del Consiglio Marco Rossi – in Italia governi e parlamenti l’hanno plasmata con riforme che non hanno portato a nulla. L’amministrazione italiana non è all’altezza e non è pronta alla sfida europea, a partire dalla digitalizzazione”. Per il docente di diritto amministrativo Gherardo Marenghi “la costruzione del nuovo Stato non può prescindere da riforme strutturali. Le scelte del diritto influiscono anche sull’economia, per questo occorre sburocratizzare e semplificare le norme creando sinergie tra Enti locali e Stato, aiutando i Comuni e dando maggior voce ai cittadini”. Infine il consigliere della Corte dei Conti Mario Fiorentino: “la ricostruzione dello Stato passa dalla credibilità, occorre tornare a essere credibili partendo dalla riforma del Titolo V che va riaffrontata contro l’immobilita’ attuale”.

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