TRATTATO DEL QUIRINALE. NO A ITALIA SUDDITA DELLA FRANCIA

TRATTATO DEL QUIRINALE. NO A ITALIA SUDDITA DELLA FRANCIA

Con la ratifica in Senato del Trattato del Quirinale l’Italia ha consegnato una delega in bianco alla Francia per quanto riguarda i temi di finanza, difesa, giustizia, scambi commerciali e politiche migratorie. Dal 2017 il Pd non ha mai smesso di farsi portavoce degli interessi di Parigi invece di quelli degli italiani, e con questo accordo, scritto in gran segreto tenendo all’oscuro il Parlamento dei suoi contenuti fino alla ratifica alla Camera dello scorso novembre, ha sancito definitivamente la nostra subordinazione politica ai francesi. FdI non si arrenderà mai di fronte a qualsiasi forma di cessione di sovranità, e la prova è il via libera al nostro ordine del giorno con il quale abbiamo chiesto al governo che sulla negata estradizione dei terroristi comunisti da parte della Corte di Appello di Parigi faccia id tutto affinchè non rimangano impuniti e protetti all’estero.

RAUTI: FDI NON SI ARRENDERÀ MAI A NESSUNA CESSIONE DI SOVRANITÀ NAZIONALE

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Isabella Rauti

“Fratelli d’Italia non si arrenderà mai a nessuna cessione di sovranità nazionale e il Trattato di cooperazione rafforzata Francia Italia è una pericolosa delega in bianco”. Lo dichiara in aula la senatrice di Fratelli d’Italia Isabella Rauti, vicecapogruppo vicario di FdI.

“Del cosiddetto ‘Trattato del Quirinale’ tra Italia e Francia – prosegue Rauti – non è in discussione l’importanza anzi, sicuramente l’accordo è molto importante, e anche per questo suscettibile di gravità. Quello che vogliamo sottolineare è un difetto di metodo ed alcuni difetti e potenziali rischi nel merito”.

“Innanzitutto una questione di metodo – osserva Rauti – in quanto la sottoscrizione del trattato è stata preceduta da trattative non trasparenti, se non addirittura segrete, e comunque senza una discussione preliminare in sede parlamentare. Insomma, il trattato è stato ratificato nella più assoluta riservatezza e poi portato all’interno delle Commissioni senza particolare enfasi come si trattasse di un atto marginale e di una mera formalità”.

“Eppure – continua Rauti – il trattato prevede impegni importanti in materie altrettanto importanti, ne cito solo alcune: da quella relativa allo spazio – considerato dalla NATO il quarto dominio – e all’industria della difesa alle disposizioni sulla politica climatica, passando attraverso la questione dei confini e delle questioni migratorie per giungere alle materie economiche e degli scambi commerciali anch’essi disciplinati dall’intesa in oggetto, nell’articolo 5”.

“La sensazione – precisa Rauti – è che a Parigi piaccia ricevere deleghe in bianco e stabilire le regole del gioco, ed è per questo che è almeno legittimo il dubbio che l’Italia non otterrà grandi vantaggi dalla sottoscrizione di questa cooperazione rafforzata. I sostenitori del partenariato italo-francese, che qualcuno ha definito ‘Dracron’, sostengono invece che si tratti di uno strumento politico per superare i disaccordi a livello bilaterale ed europeo e dalla volontà di rafforzare il nucleo centrale dell’unione europea e costruire un’alleanza strategica tra Parigi e Roma”.

“Fratelli d’Italia – conclude Rauti – ritiene invece che – e vengo alle questioni di merito – il trattato franco-italiano determini una subordinazione della nostra Nazione nei confronti della Francia in settori estremamente importanti come quelli che ho già menzionato, ma anche in campo finanziario, agroalimentare e naturalmente politico. Continua a stupire non solo che un trattato così importante sia stato studiato e concertato in una situazione poco trasparente, senza un vero dibattito politico e parlamentare, ma anche nel pressoché totale silenzio dei media. E non possiamo nascondere alcune preoccupazioni, come ad esempio gli impegni in materia di immigrazione perché l’accordo bilaterale Italia-Francia rischia, ancora una volta, di rivelarsi penalizzante per il nostro paese, nonché ci preoccupa il reiterarsi delle condotte di alcune aziende francesi che hanno acquisito a condizione di favore, importanti realtà produttive del nostro paese per poi delocalizzare, danneggiando l’indotto occupazionale italiano. E come la metteremo questa “cooperazione rafforzata” rispetto alle profonde divisioni sulla crisi libica dove la Francia non si è mai fatta scrupoli nello scavalcarci e andare contro i nostri interessi nazionali? Fratelli d’Italia vigilerà, tutelerà e non si arrenderà mai ad arretrare sulla difesa dell’interesse nazionale in Europa”.

BALBONI: FDI VOTA NO ALLA RATIFICA, NON VOGLIAMO ESSERE SUBORDINATI ALLA FRANCIA

Alberto Balboni

“Fratelli d’Italia vota no alla ratifica del cosiddetto Trattato del Quirinale, siamo per la difesa dell’interesse nazionale e non vogliamo che l’Italia si pieghi ad un rapporto subordinato con la Francia”.
Lo dichiara in aula il senatore di Fratelli d’Italia Alberto Balboni, vicepresidente della Commissione Giustizia di Palazzo Madama.
“Il Trattato di Aquisgrana tra Francia e Germania – sottolinea Balboni – ha sancito un patto di ferro tra queste due nazioni relegando l’Italia ad un ruolo ancillare, subordinato. Per questo Fratelli d’Italia, che ha a cuore prima di tutto l’interesse nazionale, si chiede come mai non si ponga nel Trattato del Quirinale il ruolo che l’Italia deve avere nei confronti della Francia e della Germania. L’Europa deve camminare su tre gambe perché l’Italia è un socio fondatore dell’Europa che non ha nulla di meno della Francia e della Germania, quanto meno per il nostro ruolo strategico ed insostituibile nel Mediterraneo”.
“Questo trattato – osserva Balboni – trasforma la Francia nel garante dell’Italia rispetto alla Germania, le cose che contano le decidono loro e poi la Francia viene a dire a noi quale è la linea da tenere, non può e non deve funzionare così”.
“Per il Pd e il centrosinistra la subordinazione alla Francia è nel loro Dna – precisa Balboni – fra di noi non c’è nessuno che abbia la Legione d’Onore mentre nel Pd si contano a decine i parlamentari che la hanno. Ma i francesi, a differenza nostra, il loro interesse nazionale lo sanno tutelare molto bene, a differenza del Pd che è sempre stato benevolo e accondiscendente rispetto a tutte le mosse economiche e finanziarie esercitate dalla Francia nei nostri confronti”.
“L’interesse nazionale della Francia nella vicenda libica – conclude Balboni – non era certo quello della difesa dei diritti civili ma quello di ostacolare un rapporto privilegiato che la Libia con Gheddafi aveva con l’Italia. Così come oggi è inqualificabile l’atteggiamento della Francia con i migranti al confine italiano, quello sì davvero in contrasto con il più elementare rispetto dei diritti umani”.
“Per tutte queste ragioni – conclude Balboni – voteremo no alla ratifica del Trattato del Quirinale perché il vero bipolarismo che si sta creando è fra un Pd subordinato agli interessi francesi e Fratelli d’Italia che è il vero e unico garante dell’interesse nazionale”.

Balboni: Soddisfazione FdI per approvazione odg su ex Br. Ora governo si impegni a reagire a questa ingiustizia

Alberto Balboni

“Fratelli d’Italia esprime soddisfazione per l’approvazione dell’ordine del giorno che abbiamo presentato al Trattato del Quirinale, accolto dal governo, in seguito alla decisione della Corte di Appello di Parigi dello scorso 29 giugno che ha negato l’estradizione di dieci terroristi comunisti rifugiatisi in Francia. Con questo odg chiedevamo al governo di favorire una piena ed effettiva esecuzione della cooperazione internazionale in materia di Giustizia, così come previsto dallo stesso Trattato. Bisogna reagire nel modo più fermo a questa ingiustizia ponendo con decisione una questione imprescindibile: i criminali rifugiati in Francia non devono godere di alcuna impunità. Ora il via libera a questo odg rappresenta un’ulteriore occasione per chiudere questa tragica pagina della storia nazionale degli anni di piombo, mettendo fine una volta per tutte alla ‘dottrina Mitterrand’ che cerca di giustificare in qualche modo questi crimini dietro un falso paravento della loro natura di ispirazione politica”.
Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Alberto Balboni.

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